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martedì 2 febbraio 2021

LA SCIENZA IN SOCCORSO DELLA FEDE, intervista di Fabrizio Fratus al dottor Franco Serafini

Miracolo Eucaristico
di Lanciano

Come i nostri lettori sapranno uno dei temi più importanti portati avanti dal Talebano è la difesa della Tradizione e la correlata critica all’evoluzionismo. Infatti in diversi lavori Fabrizio Fratus ha dimostrato che si tratta di una vera e propria contro-religione scientista. Ovviamente questa posizione non è affatto “oscurantista” per usare un termine a la page, se mai sono i dogmi antireligiosi che oscurano la Legge Divina e un onesto scienziato può con la ragione osservare le manifestazioni delle Verità di Fede. È il caso del libro del dottor Franco Serafini “Un cardiologo visita Gesù” che abbiamo incontrato per approfondire questo tema.

Buongiorno dottor Serafini grazie per aver concesso questa intervista. Come è nata questa ricerca e in cosa consiste?

Guardi, un po’ per caso, intorno al 2015 ho cominciato a interessarmi a un argomento curioso. Un argomento situato in una terra di confine, finora inesplorata, tra scienza e fede. Mi riferisco alle indagini di medicina forense effettuate negli ultimi decenni su frammenti di tessuti biologici provenienti da miracoli eucaristici. Tutti avranno sentito parlare di casi prodigiosi di ostie consacrate che sembrano sanguinare… a volte, forse quasi sempre, si tratta di fenomeni naturali, spiegabili come contaminazioni di funghi o batteri. Tuttavia in alcuni selezionatissimi casi, le indagini richieste dalle autorità ecclesiastiche hanno portato al risultato certamente imbarazzante per i laicisti, ma devo aggiungere, con il senno di poi, imbarazzante anche per molti cattolici “moderni e aggiornati”, di escludere contaminazioni naturali e anzi di documentare la presenza di misteriosi tessuti umani frammisti al pane consacrato. Si tratta di frodi confezionate da fanatici malintenzionati? E se si trattasse di miracoli autentici? Ci troveremmo di fronte a qualcosa di incredibile: la scienza che con il meglio delle tecnologie medico-legali oggi disponibili, le stesse che vediamo impiegate nei telefilm come CSI per intenderci, ci parla… del Corpo… di Gesù Cristo?!

Mi sembrava un argomento molto importante, che volevo approfondire, sia come cristiano che come medico, ma non trovavo, all’epoca, nessuna documentazione seria e affidabile né in libreria né in rete. Trovavo solo dossier approssimativi, scritti con un linguaggio troppo “devozionale” contenenti imprecisioni scientifiche o esagerazioni poco credibili. Eppure, lo ripeto, mi sembrava un argomento cruciale, proprio per gli uomini della nostra epoca, così sensibili alla voce della scienza. Allora ho cominciato ad interessarmene personalmente. Ho concentrato la mia attenzione sui soli cinque eventi che avevano in comune di essere stati riconosciuti, dopo un’indagine ecclesiastica, come autentici dal vescovo locale e che, in tempi recenti, erano stati sottoposti ad indagini mediche da studiosi affidabili. Un evento antichissimo, dal profondo Medioevo, ma ben studiato nel 1970, è quello di Lanciano, in Italia. Gli altri quattro sono recentissimi e sono avvenuti in Argentina, in Messico e in Polonia. Ho cercato tutto il materiale originale disponibile, ma soprattutto ho preso contatto con i testimoni dei fatti miracolosi e con gli studiosi coinvolti nelle indagini. Quattro volte su cinque sono andato di persona sui luoghi per conoscere i fatti di prima mano e per confrontarmi con i colleghi. Questo credo sia importante sottolinearlo: si tratta di dati che, per ragioni ideologiche, non saranno mai accettati e pubblicati da riviste “peer-reviewed”; trovo allora essenziale sopperire a questa apparente mancanza di “ufficialità” di tali indagini con la fiducia nei ricercatori coinvolti basata sulla conoscenza personale.

Il risultato di questo mio dossier è confluito nel volume “Un cardiologo visita Gesù” pubblicato nel 2018. Quello che mi ha stupito è stato ritrovare, nelle indagini scientifiche di questi cinque eventi un pattern che si ripete con incredibile, se vogliamo confortante, puntualità. Ritroviamo per esempio, cinque volte su cinque, del tessuto miocardico. Già questo, in quanto cardiologo, non mi lascia indifferente. Ma a parte l’aspetto medico, su cui ritornerò, trovo significativa la presenza costante di un cuore umano, che da un punto di vista simbolico, per gli uomini di tutte le culture, evidentemente non è un organo come gli altri. Poi spesso, ma non sempre, si trova sangue umano. Quando lo si cerca, in due casi su cinque, si documenta lo stesso gruppo sanguigno: il gruppo AB, il più raro tra gli uomini e che pure è stato ritrovato nelle tracce di sangue di reliquie autorevoli anche se controverse della Passione, come la Sindone di Torino. Più complesso è l’argomento della ricerca del DNA. Attenzione: qui ci troviamo di fronte ad un argomento potenzialmente esplosivo, da maneggiare con cautela; la posta in gioco è enorme. Immaginiamo di trovare, con un un grado di probabilità statistica enorme, il profilo genetico della stessa persona in due diversi miracoli eucaristici, magari a distanza di secoli o di migliaia di chilometri. Ebbene sarebbe la prova scientifica e indiscutibile della verità dell’Eucarestia cattolica! Invece i tessuti umani provenienti da questi tessuti si comportano in modo curioso e beffardo: c’è DNA, magari definito dal laboratorio di genetica anche di buona qualità, ma questo DNA inspiegabilmente sfugge ai comuni test di identificazione, come il CODIS utilizzato dalle polizie scientifiche… Perché avviene questo? Nel mio libro provo ad avanzare alcune ipotesi più o meno razionali. L’ipotesi che alla fine mi sembra più credibile è la deliberata volontà dell’Autore del miracolo di “nascondersi”, di non accecare gli uomini con un eccesso di luce che umilierebbe la fede nell’Eucarestia…

Quale è stata la sua reazione di fronte a queste notevoli scoperte?

Innanzitutto lo stupore per la coerenza intrinseca dei dati scientifici che emergono da questi cinque casi. Non ho ancora detto che cuore e sangue non sono quelli di un uomo sano, ma viceversa di un uomo estremamente sofferente. Si ritrovano nei vetrini alterazioni del miocardio come l’infiltrazione leucocitaria, la frammentazione delle fibre, la necrosi a bande di contrazione (mi scuso per questo linguaggio necessariamente specialistico) che consentono una ipotesi diagnostica ben precisa. Queste alterazioni le ritroviamo in un particolare tipo di cardiopatia che simula un infarto miocardico ma che non dipende da una malattia delle coronarie, quanto piuttosto dall’effetto tossico di un eccesso di catecolamine, cioè quelle sostanze come l’adrenalina o la noradrenalina che l’organismo produce in situazioni di stress intenso. Una lite, un incidente stradale, la consapevolezza della morte imminente possono produrre nelle fibre miocardiche esattamente quelle alterazioni che ritroviamo nei vetrini che provengono dai miracoli eucaristici. Non è tutto: anche in due campioni di sangue analizzati a partire da un evento di Buenos Aires del 1992 si riconoscono due alterazioni, la linfocitosi e l’ipogammaglobulinemia, che possono avere molte cause, tra cui anche un recente, anzi recentissimo, politraumatismo come in chi è vittima di un incidente stradale o in chi ha appena subito un intervento chirurgico invasivo. Insomma cuore e sangue, provenienti da miracoli eucaristici diversi, si accordano nel descrivere un quadro clinico compatibile con quello di un uomo prostrato, forse torturato, agonizzante ma ragionevolmente ancora vivo a giudicare dalla presenza di globuli bianchi intatti, almeno nei casi sudamericani.

Poi c’è la coerenza dello stesso gruppo sanguigno e del comportamento insolito del DNA… Qui si apre anche un altro discorso: la grande sofisticazione di questi miracoli, rende reciprocamente improbabile la loro falsificazione. Qualcuno mi deve spiegare come un povero sacrestano mitomane possa confezionare qualcosa di così sofisticato che richiederebbe competenze mediche e scientifiche notevoli, l’accesso a tessuti disponibili solo in un laboratorio di medicina legale o di medicina trasfusionale. Non solo: tutti i falsari di miracoli eucaristici di tutte le epoche e di tutte le latitudini si sarebbero dovuti misteriosamente accordare tra loro per ottenere risultati così misteriosamente coerenti?!


giovedì 7 gennaio 2021

GIOVANI: DANNI IRRIVERSIBILI DALLA PORNOGRAFIA (brano tratto da un articolo di Fabrizio Fratus)

 LA NUOVA DIPENDENZA: LA   PORNOGRAFIA


"Vorrei andare oltre le femministe che dicono che la  pornografia è la teoria, e lo stupro la pratica, e dire che la pornografia è già la pratica.  
La pornografia, a mio parere, è espressione di abusi sessuali." Jeffrey Moussaieff Masson

L’uso della pornografia è in costante crescita: oltre l’8o% degli uomini in Italia fa uso di pornografia per stimolarsi, le donne raggiungono il 30%. I giovani fanno uso del porno per conoscere il sesso, per informarsi dell’atto sessuale, trasformando la visione pornografica in una nuova fonte dell’educazione sessuale. In questo modo la possibilità di avvicinarsi alla conoscenza della sessualità in modo graduale si spegne e il sesso diviene un meccanismo materiale, utilizzato solo per provocare e provare piacere. Inoltre la bellezza di condividere la propria intimità con un’altra persona viene sostituita dall’esperienza solitaria ed individualistica della masturbazione. Proviamo a percorrere una normale crescita sessuale di un ragazzo o di una ragazza, a cui non siano stati forniti strumenti derivati dalla  formazione scolastica  o dalla visione di prodotti pornografici. I giovani in questione avranno un avvicinamento moderato e per gradi, senza nessun tipo di conoscenza specifica e ben definita, saranno cauti e, progressivamente, interpreteranno un percorso di conoscenza derivato dall’ esperienza diretta. Si parte da un ingenuo bacio per finire con l’atto sessuale completo, passando anche per situazioni richiamabili di tipo boccaccesco. Il sesso viene, quindi, vissuto, conosciuto, scoperto e voluto in modo diretto e sincero, scoprendo il suo mistero passo dopo passo. Oggi, invece, si tralascia qualsiasi tipo di grado, in modo esplicito e diretto, traducendo tutto in un atto consequenziale a un normale rapporto tra due giovani che si piacciono. Non vi è più un percorso da “costruire” assieme, che poi porterà al rapporto completo, ma un rapporto mordi e fuggi che fa tanto “grandi”. Così viene insegnato ai giovani ragazzi. Inoltre questa metodologia del rapporto tra giovani causa anche un altro danno: quello di non ricordare con affetto e dolcezza le prime carezze e i primi scambi di amore adolescenziali. Il sesso diventa, allora, atto fine a se stesso, in cui il coinvolgimento dell’altro è solamente in rapporto alla soddisfazione personale e materiale.

Vediamo di capire come i giovani siano arrivati a questo punto. La scuola ha contribuito alla divulgazione errata del rapporto tra i giovani e il sesso? Certamente sì. Se a questo si aggiunge, poi, la possibilità di vedere qualsiasi tipo di materiale pornografico tramite internet, il gioco è fatto. Pensiamo a un ragazzo tra i 10 e i 12 anni che, per gioco, come per sfida, inizierà a guardare i video sul web. La sua percezione del sesso, degli uomini come delle donne, sarà viziata da quanto avrà assimilato durante la visione e, conseguentemente, anche il suo rapportarsi con il diverso sesso sarà ovviamente viziato. Già dall'età di 14 anni, infatti, i ragazzi hanno rapporti sessuali di vario tipo sia con giovani della stessa età sia con persone più grandi. È un dato inquietante ma facilmente dimostrabile. Sono diversi i casi in cui giovani adolescenti si ritrovano nei bagni della scuola per consumare sesso e vi sono, persino, alcuni casi in cui l’atto sessuale è uno scambio di tipo commerciale: “ti faccio questo in cambio di quello”. Tutti ricorderanno quanto è successo a Roma con il caso delle baby-squillo, le giovani quattordicenni divenute prostitute spontaneamente. Questa vicenda è la punta di un iceberg, che ricorre tutti i giorni, in forme diverse, ma con alla base il medesimo modus operandi che porta i giovani anche a interagire sul web con adulti per prestazioni sessuali di diverso genere.
Molti genitori credono, sbagliando in modo assoluto, che il loro figlio, maschio o femmina che sia, solo perché ha un età di 13 o 14 anni non sia stato “colpito” da questo nuovo problema sociale: la pornografia. Ma è una considerazione altamente ipocrita; quasi certamente in modo diretto o indiretto quasi tutti i ragazzi delle scuole secondarie, oggi, arrivano a contatto con la pornografia, basta un semplice smartphone . Sono chiamati “generazione youporn”. I ragazzi, crescendo, acquisiscono una curiosità naturale per tutto quanto concerne il sesso con riferimento al proprio corpo come a quello del sesso opposto. Diviene così normale e comprensibile trovare risposte ai propri quesiti, mentre in passato ci si rivolgeva agli amici che spesso non sapevano molto più di coloro da cui proveniva la domanda, ma oggi semplicemente si digita sul proprio mezzo tecnologico e si ha la possibilità di venire a conoscenza di tutto sia sotto il profilo letterario e scientifico, come sotto quello visivo e pornografico. Finire su un sito pornografico può anche capitare per puro caso, ma una volta avvenuto il “primo contatto” diverrà difficile non esserne coinvolti. La domanda, quindi, diviene automatica: si vuole davvero lasciare al proprio figlio un sito porno come mezzo di conoscenza della sessualità? Penso che nessuno risponderebbe con un sì. Nasce quindi un secondo problema, come intervenire? La risposta sarebbe semplice: con una buona educazione. Ma ecco un altro problema della nostra società. I genitori hanno delegato l’educazione alla scuola che però, per diversi motivi, non è in grado di soddisfare questa esigenza educativa lasciando i giovani senza punti di riferimento… Ecco spiegato perché sempre più i punti di riferimento per i nostri ragazzi sono idoli musicali, calciatori o attori. Anche in passato era così, ma vi erano diversi filtri: la famiglia, la scuola, la comunità.
La Siams segnala i primi casi anche in Italia di impotenza giovanile e proprio per studiare il disturbo ha condotto una ricerca su un campione di 28.000 utenti di siti pornografici tra il 2005 e il 2010.
Tra i frequentatori dei siti pornografici il 3,9% ha meno di 13 anni e il 5,8 fra 14 e 18 anni. La percentuale raddoppia fra 19 e 24 anni (10,6%) e poi fra 25 e 34 anni (22,1%)…
Nell’indagine, in cui sono stati coinvolti ben 28.000 uomini di nazionalità italiana, si è dimostrato, quindi, come la maggioranza dei soggetti facesse uso di materiale pornografico quotidianamente per masturbarsi; questo uso così frequente è la causa della progressiva diminuzione di desiderio sessuale relativo al rapporto di coppia sino ad arrivare a un’incapacità di erezione con la propria donna. A ogni impulso la nostra mente, come il nostro corpo, si adatta rapidamente e ciò comporta che quanto prima era stimolante, eccitante, interessante, emozionante, stuzzicante diviene normale, non provoca più nessun tipo di seduzione, provocando così la necessità di trovare subito qualche cosa di più forte. L’uso della pornografia e il suo eccesso, quasi sempre automatico, provocano modificazioni al cervello: le immagini sono pensate per sovra-stimolare la mente, cercando di aumentare in continuazione il nostro bisogno. Facciamo un esempio per comprendere cosa accade esattamente: quando il nostro sistema visivo si abitua a una luce fortissima e, successivamente, torna a una situazione di normalità, ciò che lo circonda per un attimo rimane buio. Orbene, proprio come nel caso descritto, la visione di immagini sempre più forti e coinvolgenti, reperibili in internet o nei video pornografici, agisce nello stesso modo, stimolando con una forza superiore al normale i nostri centri cerebrali relativi all’eccitazione. Ecco spiegato perché, poi, al momento di un rapporto sessuale con la propria compagna, ricevendo stimoli di eccitazioni molto inferiori a livello mentale, si hanno difficoltà erettili che, con il progredire, conducono a una vera e propria impotenza data da mancanza di stimolo sessuale. dato molto allarmante è che tra i visitatori molti sono ragazzi giovanissimi che iniziano a navigare sui siti pornografici anche prima dei 14 anni. L’analisi della SIAMS parla di un uso sbagliato ed eccessivo di pornografia online che ha inizio nella prima fase della adolescenza, causando l’anoressia sessuale, un sintomo per cui ragazzi tra i 20 e i 25 anni non riescono a provare desiderio sessuale, anche senza che abbiano nessun tipo di problematica fisica. “E’ una vera e propria sindrome clinica che colpisce la fascia più giovane della popolazione maschile, che ha difficoltà di erezione associata a un progressivo disinteresse al sesso” spiega Carlo Foresta, andrologo dell’università di Padova e presidente della SIAMS

venerdì 18 dicembre 2020

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